Donald Trump ha scelto un palco insolito per lanciare il suo nuovo allarme. Durante il funerale dell’attivista conservatore Charlie Kirk aveva già lasciato intendere di avere una “risposta all’autismo”. Ore dopo, dalla Casa Bianca, il presidente ha trasformato quell’accenno in un avvertimento diretto rivolto a milioni di future madri: «Non assumete Tylenol, se non in caso di febbre molto alta e insopportabile».
L’offensiva sul paracetamolo
Il bersaglio è il farmaco da banco più diffuso tra le donne in gravidanza, il Tylenol, versione americana del paracetamolo. Robert F. Kennedy jr, ministro della Sanità e storico promotore di teorie controverse, ha fatto eco al presidente sostenendo che diversi studi indicherebbero un legame tra l’uso del medicinale e i disturbi dello spettro autistico nei bambini. Ha inoltre annunciato che negli Stati Uniti il farmaco potrebbe presto essere venduto solo con ricetta medica.
La Casa Bianca ha citato una meta-analisi di 46 ricerche coordinata da Andrea Baccarelli, preside della Harvard School of Public Health, che ipotizza una correlazione tra l’esposizione prenatale all’acetaminofene e l’aumento di disturbi del neurosviluppo. Tuttavia, altri studi — incluso uno pubblicato nel 2024 — non hanno rilevato alcuna connessione significativa.
La comunità scientifica frena
Gli esperti intervistati dalle principali reti americane ricordano che i dati disponibili non bastano a stabilire un nesso di causa-effetto. L’American College of Obstetricians and Gynecologists ribadisce che il Tylenol resta l’analgesico più sicuro per le gestanti, precisando che l’uso moderato non ha mai dimostrato danni diretti al feto.
L’azienda produttrice, Kenve, ha difeso il proprio farmaco, sottolineando che eliminare il paracetamolo lascerebbe alle donne opzioni molto più rischiose: febbre elevata non trattata o antidolorifici controindicati in gravidanza.
Dalla crociata sui vaccini alla “pillola magica”
Il discorso presidenziale non si è fermato al Tylenol. Trump ha rilanciato la sua vecchia tesi sui vaccini: secondo lui i bambini riceverebbero “dosi da cavallo” e l’MMR dovrebbe essere somministrato in tre punture separate. Ha suggerito inoltre di posticipare il vaccino contro l’epatite B all’adolescenza, ignorando il parere della comunità scientifica, che ricorda come il virus si trasmetta anche attraverso il sangue e non solo per via sessuale.
Poi ha annunciato la “cura” con il leucovorin, derivato dell’acido folico, sostenuto dal team di Kennedy jr. Il farmaco ha mostrato qualche segnale positivo in piccoli studi clinici, ma è ancora in fase sperimentale. Nonostante ciò, l’amministrazione spinge per un’approvazione accelerata, sollevando forti dubbi tra i medici e il Centers for Disease Control and Prevention.
Autismo e numeri contestati
Trump ha citato un dato del 2022: un bambino americano su 31 riceve una diagnosi di autismo entro gli otto anni. La comunità scientifica attribuisce la crescita delle diagnosi a una definizione più ampia del disturbo e a strumenti di screening più efficaci. Il presidente, invece, parla di un fenomeno “indotto artificialmente” e arriva a sostenere che «gli Amish non hanno l’autismo» e che a Cuba la sindrome «praticamente non esiste».
Kennedy jr ha aggiunto che gran parte delle madri di figli autistici collega la condizione ai vaccini. Una percezione, non un’evidenza scientifica. Molti ricercatori insistono che le cause siano multifattoriali, combinando genetica e fattori ambientali.
Il nuovo direttore degli Istituti Nazionali della Sanità ha cercato di riportare la discussione su basi scientifiche, annunciando 50 milioni di dollari per studi che indaghino tutte le possibili origini dell’autismo, senza esclusioni di campo




