Una scarica elettrica ha trasformato un rifugio naturale in una trappola mortale. Trentaquattro cavalli, raccolti sotto gli alberi per sfuggire a un temporale, sono stati colpiti dalla furia cieca della natura. Ne è sopravvissuto uno solo. Il dramma si è consumato tra le radure di Casalattico, in provincia di Frosinone, dove la montagna non ha offerto scampo.
L’allevatore, originario di Colle San Magno, ha ritrovato all’alba una scena straziante: corpi immobili, distesi su un terreno impregnato d’acqua, testimoni di un evento tanto raro quanto devastante. L’elettricità, condotta dal suolo fradicio, ha viaggiato con precisione letale, colpendo gli animali raccolti in un unico punto, sotto le fronde di alcuni alberi in località Cornacchia.
Fulmini nel buio: la morte silenziosa che ha sconvolto una comunità
Non c’erano segni di violenza artificiale. Le prime ispezioni, eseguite da carabinieri forestali e veterinari dell’ASL, hanno escluso qualsiasi azione umana. Niente bocconi avvelenati, nessun proiettile. Solo il rombo sordo di una tempesta che, nella notte tra il 20 e il 21 maggio, ha martellato senza sosta i rilievi montuosi del Frusinate.
Secondo i tecnici, si tratta di uno degli episodi di mortalità equina più gravi mai documentati nella zona. Un singolo fulmine, forse più d’uno, ha investito il gruppo radunato sotto gli alberi, amplificando l’impatto attraverso la conduttività dell’ambiente umido. Il temporale, previsto ma non con tale intensità, ha colpito con spietata precisione.
L’albero come condanna: il rischio fatale di un rifugio sbagliato
L’istinto ha giocato contro. Cercare riparo sotto una chioma frondosa, quando il cielo si spezza in lampi, è un errore comune, ma fatale. Gli alberi isolati fungono da catalizzatori naturali per i fulmini: attraggono la scarica, poi la scaraventano al suolo. Quando il terreno è impregnato d’acqua, l’energia si espande come un’onda, travolgendo tutto nel raggio d’azione.
L’allevatore, ancora sconvolto, ha osservato le operazioni di recupero in silenzio. Non ha potuto far altro che assistere, impotente, alla documentazione ufficiale di una catastrofe naturale che ha cancellato in pochi istanti un’intera mandria, allevata con anni di lavoro.




