Aveva ancora il pettorale del futuro cucito addosso e lo sguardo rivolto verso le grandi discese, Matteo Franzoso. Giovane promessa dello sci alpino, originario della Liguria e in forza alle Fiamme Gialle, ha perso la vita a Santiago del Cile, dopo due giorni di lotta silenziosa contro un trauma cranico devastante. Il suo ventiseiesimo compleanno, atteso per il 16 settembre, si è trasformato in un addio tragico. Un allenamento sulla neve di La Parva, stazione sciistica sospesa sopra i 2.700 metri a pochi chilometri da Santiago, si è trasformato in una trappola letale. Il casco non è bastato. Né la prontezza dei soccorsi. Né l’amore della famiglia, accorsa in Cile da Genova con il cuore in gola.
L’incidente a La Parva: quel salto fatale oltre le protezioni
Durante una sessione di allenamento tecnico, uno di quei gesti meccanici che diventano riflessi per ogni discesista, il corpo di Franzoso ha tradito la traiettoria. È volato oltre due linee di protezione, fino a sbattere contro una barriera in legno posta sei metri oltre il tracciato. La violenza dell’impatto ha annientato ogni margine di recupero. Un elicottero lo ha trasportato d’urgenza in ospedale. Intubato e sedato farmacologicamente, non ha mai ripreso coscienza. Intorno al suo letto, l’abbraccio della madre e del padre, che non lo hanno lasciato nemmeno per un istante.
Dalle piste del Sestriere alla Coppa del Mondo: la scalata di un campione
Matteo aveva imparato a domare la neve sulle Alpi piemontesi, tra le porte dello Sci Club Sestriere. Da lì, un crescendo inarrestabile: quarto ai Mondiali Junior di Narvik nel 2020, vincitore di una tappa di Coppa Europa a Zinal l’anno dopo, e infine il debutto nella Coppa del Mondo, accanto ai grandi della velocità. Diciassette le sue presenze nel massimo circuito tra superG e discesa, con un 28° posto a Cortina nel 2023 come miglior risultato. Nel 2023 aveva conquistato anche il titolo italiano nella combinata, confermando una versatilità rara. Il suo ultimo traguardo agonistico? Kvitfjell, marzo 2025.
Una montagna che forma e uccide: torna l’allarme sicurezza
Non è solo un lutto che scuote le Fiamme Gialle e la Federazione. È una ferita aperta per l’intero sistema dello sci italiano. Dopo le morti di Matilde Lorenzi nel 2024 e Marco Degli Uomini nei primi mesi del 2025, la morte di Franzoso impone una riflessione urgente. Alessandro Garrone, presidente dello Sci Club Sestriere e vicepresidente di ERG, chiede una revisione immediata dei protocolli: “Le velocità che raggiungono oggi i nostri ragazzi superano di gran lunga le protezioni previste. È tempo di alzare gli standard”.
Il silenzio della FISI e il bisogno di risposte
La Federazione Italiana Sport Invernali ha scelto la via del rispetto e del silenzio. “Siamo accanto alla famiglia e al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle”, ha dichiarato Flavio Roda, presidente FISI. Poche parole, ma intrise di un dolore che attraversa il mondo della neve. Il senso di perdita si mescola però alla necessità di agire, di trasformare il cordoglio in prevenzione. Perché la montagna continui a essere scuola di vita, e non teatro di addii.




