Alle 14:46 del 17 aprile, il silenzio del Monte Faito è stato squarciato da un urlo di acciaio e vetro. Una cabina della funivia, ormai a pochi metri dalla stazione di vetta, ha perso il cavo che la sosteneva ed è precipitata all’indietro lungo un chilometro e mezzo di rotaia, trasformandosi in un proiettile senza freni. Il sistema d’emergenza, l’ultima speranza, non ha retto. Quattro le vittime, un giovane in lotta per la vita.
Dentro la cabina c’erano Janan Suliman, 25 anni, israeliana; Margaret Elaine Winn, 58, britannica; un secondo turista del Regno Unito non ancora identificato; e Carmine Parlato, 59, storico operatore della linea. L’unico sopravvissuto, un trentenne, giace in terapia intensiva.
Un déjà vu tragico: cosa non ha funzionato?
La dinamica rievoca la sciagura del Mottarone, 2021: anche allora, un impianto a fune. Anche allora, freni che non hanno risposto. A Castellammare, il cavo ha ceduto durante la fase di rallentamento. Il freno a valle ha reagito, ma quello a monte è rimasto muto. Il risultato: una corsa all’indietro, senza possibilità di frenata.
- Il freno a monte non ha funzionato
- Il cavo si è spezzato a dieci giorni dalla riapertura dell’impianto
- Il maltempo potrebbe aver avuto un ruolo
- Un precedente simile risale al 1960, stesso luogo, stesse vittime: quattro
Aperta un’indagine per omicidio colposo e disastro. La Procura di Torre Annunziata scava tra i bulloni e le relazioni di manutenzione. La funivia, sottoposta a controllo solo una settimana prima, ora è un relitto sospeso su un’indagine penale.
Politica in allarme, impianti sotto la lente
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha preteso un dossier tecnico entro pochi giorni. Il governatore Vincenzo De Luca ha ricordato che la manutenzione era stata effettuata. Ma basta una firma su un documento a garantire la sicurezza?
Nel frattempo, la tratta ferroviaria Vesuviana, che corre sotto la funivia, è stata interrotta: il cavo tranciato è precipitato sui binari, spezzando non solo le vite ma anche i collegamenti. La funivia del Faito aveva accolto oltre 100.000 turisti nell’anno precedente: ora, resta solo il vuoto, e una cabina sventrata come monumento al rischio ignorato.




