Nella cornice solenne ma intrisa di spontaneità del Vaticano, il campione del tennis mondiale Jannik Sinner ha vissuto un momento che va ben oltre la cronaca sportiva. Il primo incontro pubblico di Papa Leone XIV, avvenuto appena sei giorni dopo la sua elezione, ha avuto come protagonista il tennista altoatesino. Un faccia a faccia che si è trasformato in un siparietto tra aneddoti, regali simbolici e una leggerezza sorprendente per i saloni austeri che hanno ospitato l’evento.
La racchetta in dono e lo humour pontificio
Nel cuore della Città del Vaticano, all’ombra dei lampadari storici e delle poltrone dai broccati antichi, Sinner ha fatto dono al Pontefice di una racchetta. Un gesto simbolico che ha scatenato l’ironia disarmante di Leone XIV: “Qui è meglio di no”, ha risposto il Papa all’invito a giocare, strizzando l’occhio al contesto poco adatto a un match. Poi, con lo stesso tono scherzoso, ha immaginato se stesso a Wimbledon, già pronto nell’abito bianco papale, conforme al rigido dress code del tempio londinese del tennis.
La sorpresa dell’incontro e il legame con il tennis
Sinner è arrivato accompagnato dai genitori, Hanspeter e Siglinde, e dal presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi. L’udienza privata, avvenuta dietro l’Aula Paolo VI, ha preso subito i toni dell’intimità. Il Pontefice, Robert Francis Prevost, noto per la sua passione per il tennis, ha ricevuto anche una tessera onoraria della FITP, suggellando il legame inedito tra il mondo ecclesiastico e quello sportivo.
Un “peccatore” nel cuore del Vaticano
Il gioco di parole era inevitabile: “Sinner”, ovvero “peccatore”. E Papa Leone XIV non si è trattenuto nel ricordarlo con un’ironia elegante già mostrata durante le prime dichiarazioni pubbliche. Un invito a giocare sì, ma a condizione che il campione italiano restasse spettatore. Da parte sua, Jannik ha saputo rispondere con modestia e stupore: “Incontrare il Papa è stato incredibile. Con i miei genitori lì accanto, è un ricordo che custodirò per sempre.”
Il commento di Binaghi e l’orgoglio di una federazione
Angelo Binaghi, testimone del momento, ha sottolineato quanto il giovane Sinner sia maturato anche fuori dal campo. “Non è più il ragazzo timido di un tempo”, ha detto, riconoscendo anche nei genitori una consapevolezza nuova. L’incontro ha rappresentato un simbolo forte anche per la federazione, che ha portato in dono al Papa i trofei della Coppa Davis e della Billie Jean King Cup, vinte lo scorso novembre.
Tra benedizioni e quarti di finale
Dopo le strette di mano, i sorrisi e qualche scambio verbale in tedesco – la lingua d’origine dei Sinner – la benedizione non è stata solo spirituale. “Hai vinto”, gli ha detto il Papa, riferendosi alla recente partita contro Cerundolo. E Jannik, con semplicità, ha replicato: “Ci siamo riusciti.” Una parentesi che il campione ha definito “un onore immenso”, poco prima di tornare sul campo ad allenarsi per affrontare Casper Ruud nei quarti di finale degli Internazionali d’Italia.




