Quasi quaranta tentativi di frode in pochi mesi, un ritmo che sfiora i due casi a settimana: nelle farmacie della provincia di Vicenza cresce l’ondata di ricette contraffatte, utilizzate per ottenere farmaci psicotropi senza prescrizione legittima. A lanciare il grido d’allarme è Federfarma Vicenza, che denuncia un’escalation preoccupante e chiede un fronte comune contro il fenomeno.
Trame sempre più ingegnose: tra timbri rubati e firme apocrife
Le tecniche adottate da chi tenta di eludere i controlli non sono improvvisate. C’è chi riproduce fedelmente le ricette con timbri medici sottratti, chi duplica prescrizioni vere tramite fotocopie o immagini digitali, cercando di farle passare come originali in farmacie diverse. I farmacisti devono affidarsi all’occhio clinico e alla memoria: un segno di pressione assente sul foglio, un nome non familiare, una firma che “non suona giusta”. Dettagli minimi che possono smascherare la truffa.
Nel mirino dei truffatori, non farmaci qualunque. Si punta alle benzodiazepine – ansiolitici e ipnotici capaci di sedare il sistema nervoso – e agli oppioidi più potenti come fentanyl, ossicodone e tramadolo. In ambito medico, strumenti essenziali per lenire dolori cronici o accompagnare pazienti terminali. Ma usati fuori contesto, questi principi attivi diventano pericolosi catalizzatori di dipendenza, sovradosaggio e sedazione incontrollata.
Tra controllo e prevenzione: il ruolo cruciale dei farmacisti
«Riconoscere una ricetta falsa richiede oggi la stessa prontezza che serve per una diagnosi medica», osserva la presidente di Federfarma Vicenza, Daniela Giovanetti. L’allerta è alta, e la collaborazione tra farmacie, forze dell’ordine e aziende sanitarie consente una risposta rapida. Ma dietro l’aumento delle segnalazioni si nasconde un problema più vasto: una crisi sociale legata alla tossicodipendenza, che va affrontata su più fronti.
Consapevolezza e responsabilità: la sfida alla cittadinanza
Federfarma ribadisce un messaggio chiaro ai cittadini: mai utilizzare questi farmaci senza il via libera del medico. Le prescrizioni seguono protocolli rigidi, calibrati sulle condizioni cliniche individuali. Lasciare questi medicinali alla portata di altri in casa può trasformarsi in una trappola. L’automedicazione, in questi casi, non è solo un rischio personale, ma un pericolo per la collettività.




