Durante un incontro ufficiale, l’ex presidente statunitense Donald Trump ha riacceso vecchie controversie collegando l’assunzione di paracetamolo in gravidanza a un presunto incremento dei casi di autismo. Nella stessa occasione ha evocato l’uso dell’acido folinico come possibile trattamento e suggerito di rallentare il calendario vaccinale. Dichiarazioni che hanno trovato immediata smentita da parte delle principali società scientifiche internazionali, preoccupate dal peso che simili affermazioni possono esercitare sull’opinione pubblica e, soprattutto, sulle famiglie.
Autismo: un mosaico complesso, non una causa unica
Il disturbo dello spettro autistico non si presenta mai con la stessa forma. Può condizionare linguaggio, comportamento e interazioni sociali in maniera diversa da individuo a individuo. Alcuni necessitano di supporto continuo, altri sviluppano un’autonomia significativa pur mantenendo tratti caratteristici. La ricerca concorda nell’indicare una combinazione di predisposizione genetica e fattori ambientali come base della condizione. Nessuna prova solida ha mai dimostrato un nesso causale diretto tra autismo, vaccini o singoli farmaci.
Paracetamolo in gravidanza: il verdetto degli studi più estesi
Negli ultimi anni alcune ricerche hanno ipotizzato un’associazione tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e un aumento delle diagnosi di autismo o ADHD. I risultati, però, non hanno retto a una revisione rigorosa: limiti metodologici e campioni ridotti ne hanno compromesso l’affidabilità. Una delle analisi più ampie, condotta in Svezia su 2,5 milioni di bambini e pubblicata su JAMA nel 2023, ha escluso correlazioni causali.
Le autorità regolatorie, tra cui l’Agenzia Italiana del Farmaco, ribadiscono che il paracetamolo resta il farmaco più sicuro in gravidanza quando serve ridurre febbre o dolore, a condizione che venga usato con dosaggi minimi e per periodi brevi. Trascurare febbre elevata, infatti, può generare conseguenze più gravi per il feto rispetto a un impiego controllato del farmaco.
Acido folinico: ipotesi suggestive senza basi solide
Trump ha citato l’acido folinico come potenziale terapia per i bambini autistici. L’evidenza scientifica, però, non conferma questa ipotesi. Piccoli studi hanno osservato miglioramenti lievi nelle abilità linguistiche, ma i dati raccolti non sono sufficienti a definirlo un trattamento. Un lavoro pubblicato sull’European Journal of Pediatrics ha evidenziato variazioni minime, senza reale impatto clinico.
Ad oggi, la comunità scientifica è unanime: non esiste una cura farmacologica per l’autismo. Alcuni interventi possono aiutare a gestire sintomi specifici, ma non modificano la natura stabile e complessa della condizione.
Vaccini: i rischi di rallentare le protezioni
L’idea di dilatare le somministrazioni o separare i componenti del vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia rievoca polemiche già confutate da decenni di studi. I calendari vaccinali attuali sono costruiti per proteggere i bambini nei momenti più critici della loro crescita.
Posticipare o frammentare le dosi non aumenta la sicurezza, ma espone più a lungo a malattie potenzialmente gravi. Quanto agli additivi, l’alluminio presente nei vaccini è contenuto in quantità sicure, mentre il timerosal – un derivato del mercurio – è stato eliminato già da tempo. Interferire con gli schemi vaccinali significherebbe indebolire una delle armi più efficaci mai sviluppate contro le malattie infettive




