Il ritorno dell’Italia nel panorama nucleare europeo non è più una prospettiva, ma una scelta politica formalizzata. Dopo anni trascorsi ai margini come osservatore silenzioso, Roma firma la sua adesione ufficiale all’Alleanza europea per il nucleare, un consesso nato nel 2023 su impulso della Francia per riscrivere la mappa energetica dell’Unione. Una svolta che, oltre a riaprire un dibattito sopito da decenni, inaugura una stagione strategica per la sicurezza energetica nazionale.
Un’adesione simbolica e strategica
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha dato l’annuncio a margine del Consiglio Energia dell’Ue a Lussemburgo. Non è solo un passo formale, ma una scelta che segna la rinnovata centralità del nucleare nel mosaico delle soluzioni contro la dipendenza dai combustibili fossili. Il governo italiano, con il sostegno della premier Giorgia Meloni, intende spingere sull’acceleratore delle tecnologie più avanzate, puntando in particolare sui mini-reattori modulari di nuova generazione, i cosiddetti SMR.
Una coalizione che cresce: chi c’è e chi manca
Attualmente l’Alleanza riunisce 14 Stati membri tra cui Francia, Polonia, Romania, Svezia e Belgio. L’Estonia osserva ancora da lontano. Anche la Germania – che ha spento i suoi ultimi reattori nel 2023 – ha manifestato un nuovo interesse, partecipando all’ultima riunione come ospite, segno che il fronte dell’atomo si sta allargando. Rimangono invece contrari Austria e Lussemburgo.
Obiettivi ambiziosi per un’Europa decarbonizzata
La spinta politica ha già trovato eco nella Commissione europea, che ha stimato un fabbisogno di 241 miliardi di euro entro il 2050 per aggiornare o costruire nuovi impianti. Il target è portare la capacità nucleare installata dagli attuali 98 a 109 gigawatt. L’Alleanza intende rafforzare l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati per i progetti nucleari, agevolare la filiera europea del combustibile e spingere sul fronte della formazione con un’Accademia delle Competenze Nucleari.
L’Italia tra memoria storica e visione futura
Nel nostro Paese, l’atomo resta una questione divisiva. I due referendum del 1987 e 2011 hanno congelato ogni prospettiva nucleare. Ma lo scenario globale è cambiato: la guerra in Ucraina ha messo in crisi il mercato del gas, rendendo impellente una diversificazione delle fonti. Il governo ha presentato a marzo un disegno di legge che prepara il terreno per il ritorno dell’energia nucleare. La roadmap prevede un primo reattore operativo entro il 2035.
Nuclitalia: il braccio tecnico della rinascita nucleare
Lo scorso maggio è nata Nuclitalia, società partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo. Il suo compito: esplorare e sviluppare progetti basati sugli SMR, studiando tecnologie e applicazioni anche in ambito industriale. Una piattaforma che potrebbe trasformarsi nella culla della rinascita nucleare nazionale.
Le centrali ferme e i siti ancora attivi
Attualmente le quattro centrali italiane – Trino, Caorso, Latina e Garigliano – sono inattive, ma il processo di decommissioning è ancora in corso. Restano attivi alcuni impianti di ricerca e fabbricazione del combustibile, segno che l’infrastruttura tecnica non è stata completamente smantellata.




