Una nuova limatura ha colpito il tasso principale della BCE: 0,25 punti percentuali in meno, settimo taglio di fila. Ora si attesta al 2,40% e promette altri scivoloni entro l’anno. Il messaggio è inequivocabile: il costo del denaro si sta alleggerendo, e per chi sogna casa o vuole riscrivere il proprio mutuo, è il momento di affilare le armi.
Il mercato si sta già muovendo. Alcuni istituti propongono mutui fissi sotto il 2,40%. Tentazione forte, ma non priva di incognite: ha ancora senso fissare oggi un tasso, mentre l’Euribor continua a flettere? Il variabile potrebbe diventare l’asso nella manica nei prossimi mesi.
Un bivio davanti ai mutuatari
Chi punta al fisso compra certezze: la rata non cambia mai, neanche con l’inflazione che galoppa o la BCE che fa dietrofront. Però, questo scudo ha un prezzo. L’IRS – il tasso di riferimento per i mutui fissi – ha ingranato la marcia e viaggia attorno al 2,60% per le durate ventennali. Chi ha già chiuso al di sotto del 2,5% può respirare. Gli altri devono guardarsi intorno.
Sul fronte variabile, l’orizzonte si schiarisce. L’Euribor a 3 mesi, oggi ancorato al 2,25%, potrebbe planare verso il 2% entro la fine del 2025. Le rate seguiranno, ma attenzione: in caso di turbolenze, possono impennarsi anche del 50%. Un rischio che non tutti vogliono (o possono) permettersi.
- Il fisso offre protezione ma diventa meno conveniente se l’IRS continua a crescere
- Il variabile potrebbe diventare più economico entro l’autunno 2025
- Surroghe e rinegoziazioni tornano protagoniste per chi paga più del 4%
Surroga o rinegoziazione? La scelta strategica
Due strade si aprono per chi paga troppo: spostare il mutuo o ritrattare con la propria banca. La surroga permette di cambiare istituto senza penali, mantenendo il debito residuo ma rinegoziando tutto il resto. Il decreto Bersani lo ha reso gratuito. La rinegoziazione interna, invece, gioca sull’arte della persuasione: mostrare proposte più vantaggiose per ottenere condizioni migliori senza uscire dal proprio istituto.
Ci sono, però, paletti da non ignorare. La rata non deve assorbire più di un terzo del reddito familiare. Il mutuo deve coprire al massimo l’80% del valore dell’immobile. Il debito residuo, infine, deve superare quota 50-60 mila euro.
Chi ha un mutuo variabile, oggi, può guardare con una certa fiducia ai mesi che verranno. L’Euribor, ancora sopra l’IRS, mostra segni di cedimento. Le rate, calcolate periodicamente, caleranno insieme al tasso. Ma l’effetto sarà tanto più visibile quanto più si è all’inizio del piano di ammortamento. Chi ha già abbattuto la quota interessi, vedrà un impatto più contenuto.




