Il Governo riaccende i riflettori sulla natalità: ogni nuovo figlio nato o adottato nel 2025 porta con sé un assegno da mille euro. Un’iniezione una tantum, priva di tassazione, che l’INPS recapiterà il mese successivo all’arrivo del bambino. La corsa non è ancora partita, ma il tracciato è già segnato.
Non si tratta solo di aiuto economico: è un grido d’allarme, un tentativo di invertire il declino demografico più cupo d’Europa. L’Italia, con appena 6,4 nascite ogni mille abitanti, cerca di cambiare passo. E lo fa destinando 330 milioni di euro al bonus 2025, cifra che nel 2026 salirà a 360 milioni.
A chi spetta davvero il bonus: paletti e precedenze
Nessun automatismo. Il contributo arriva solo a chi possiede un Isee inferiore a 40.000 euro. E a contare è l’Isee minorenni, non quello ordinario. L’assegno unico universale non entra nel conto.
I destinatari legittimi includono:
- cittadini italiani, comunitari e loro familiari;
- extracomunitari con permessi di lungo soggiorno o lavoro di almeno sei mesi;
- residenti in Italia al momento della nascita o adozione.
Un vincolo tagliente: il fondo è limitato. E le domande seguiranno la legge del cronometro. Chi arriva tardi rischia di restare senza.
In sintesi:
- 1.000 euro per ogni nato o adottato dal 1° gennaio 2025
- Limite Isee: massimo 40.000 euro
- Domande gestite in ordine cronologico fino ad esaurimento risorse
- Presentazione tramite INPS, entro 60 giorni dall’evento
Come si chiede il bonus: rapidità e documenti pronti
Per ottenerlo si entra nel portale INPS via SPID, CIE o CNS, oppure si scarica l’app mobile. In alternativa: call center o patronato. Chi vuole giocare d’anticipo deve avere già in archivio una DSU aggiornata per il calcolo dell’Isee. Senza dimenticare l’Iban.
La finestra temporale è stretta: 60 giorni. Parte dalla nascita, dall’adozione o dalla data in cui l’INPS rende operativa la procedura. Un solo genitore può fare domanda, con precedenza per chi convive con il minore. Se è minorenne, ci penserà il tutore legale.




