L’insediamento di Katharina Zeller alla guida di Merano, seconda città dell’Alto Adige, ha provocato una scossa che è andata ben oltre le mura del municipio. La nuova sindaca, espressione della Südtiroler Volkspartei e forte di un’alleanza con il Partito Democratico, ha sì conquistato la poltrona più alta della città, ma lo ha fatto lasciando dietro di sé una scia di tensioni simboliche. Nel giorno del passaggio di consegne, un gesto ha attirato tutte le attenzioni: quel tricolore consegnato dal predecessore Dario Dal Medico, rifiutato prima, rimosso poi.
Un passaggio di testimone teso
La cerimonia, pensata per suggellare il cambio al vertice in modo sobrio e istituzionale, è degenerata in un gioco di sguardi e allusioni captati dalle telecamere. Dal Medico, sindaco uscente, tende la fascia tricolore alla sua ex vicesindaca. Lei la riceve con un sorriso forzato, chiede esitante: “Sei sicuro che devo proprio?”, poi se la sfila in un gesto rapido, sdrammatizzando con un “mettiamola via, dai”.
Quella che doveva essere una formalità si trasforma così in un segnale ambiguo, tra l’insofferenza e l’imbarazzo. Quando l’ex sindaco prova a condividerle la simbolica chiave della città, pone una condizione: “Tu indossi la fascia e io tengo questa”. La replica, sorridendo: “Su, dai, allora non la tieni”. I riflettori, da quel momento, non la lasceranno più.
La ferita aperta della doppia identità
Katharina Zeller ha 38 anni, una laurea in giurisprudenza e una carriera amministrativa già avviata da tempo. Figlia di due figure di spicco della politica altoatesina — la senatrice Julia Unterberger e l’ex senatore Karl Zeller — incarna la continuità della componente linguistica tedesca nella guida di Merano, tornata alla SVP dopo quindici anni. Ma proprio questo simbolismo pare aver generato un cortocircuito.
Per alcuni, il rifiuto del tricolore è stato un atto di ostilità sottile, un gesto che mette in discussione l’adesione della nuova sindaca al ruolo istituzionale rappresentativo anche dello Stato italiano. Per altri, una leggerezza, magari una reazione impulsiva, priva di secondi fini.
Zeller, travolta dalle polemiche, ha chiarito: “Indosserò la fascia con rispetto”. Ma ormai la narrazione si è avvitata su se stessa. La figura della nuova prima cittadina si trova ora sospesa tra due percezioni opposte: simbolo di un rinnovato equilibrio interetnico o emblema di una distanza ancora viva tra le anime di Merano?
In una terra dove il bilinguismo non è solo una regola scritta, ma una convivenza fragile, ogni segno assume un valore amplificato. E quella fascia, per un giorno, è diventata il fulcro di una questione identitaria che la politica locale conosce fin troppo bene.




