Hans Nicolussi Caviglia ha imparato a convivere con le sliding doors del calcio. Cresciuto nella culla juventina, l’esordio tra i grandi arriva sotto i riflettori di uno Juventus-Udinese. È il 79esimo minuto, Moise Kean lascia il campo tra gli applausi e sul prato dell’Allianz entra un ragazzo di Aosta, classe 2000, con la maglia bianconera cucita addosso fin da bambino. Un battesimo sognato per anni, un traguardo strappato con denti e cuore. Un momento che oggi sembra un ricordo lontano, scolorito dalla cronaca più recente.
La svolta: Venezia e il rigore che infiamma il finale di stagione
L’ultima giornata di Serie A 2024-2025 consegna alla Juventus il pass per la Champions League. Un 3-2 sofferto, maturato tra tensioni e colpi di scena contro un Venezia già condannato alla retrocessione. Ma il match non è passato alla storia per la vittoria dei bianconeri: a infiammare il dibattito è stato il rigore che ha ribaltato il punteggio nella ripresa. Un fallo ingenuo in area su Conceicao, punito senza esitazioni dall’arbitro Colombo. A commetterlo, ironia della sorte, proprio Nicolussi Caviglia.
Quel contatto ha spalancato la porta a Manuel Locatelli, glaciale dagli undici metri. Un gol pesantissimo, che ha riscritto le sorti del campionato e riacceso vecchie ombre. L’ex compagno di tante battaglie, oggi avversario, è finito nel mirino dei sospetti. Non per dolo, ma per quel confine sottile tra errore e leggerezza, tra coincidenza e simbolo.
L’ombra del sospetto: accuse e insinuazioni post partita
Ivan Zazzaroni, volto noto dell’opinionismo sportivo, non ha fatto sconti. Ai microfoni di “Pressing” ha lanciato l’accusa: “Un rigore che grida vendetta, un intervento inspiegabile. Il Venezia era già retrocesso, e quel contatto… sembra un regalo”. Parole dure, che mettono sotto i riflettori l’involontario protagonista di un finale di stagione acceso. Il fatto che Nicolussi sia stato riscattato dalla Juve solo pochi mesi prima per 3,5 milioni più bonus, con diritto di rivendita, alimenta ulteriori retropensieri.
La parabola di Hans: tra promesse, infortuni e rinascite
Il suo curriculum racconta un viaggio ad ostacoli. Dagli inizi alla Juventus, passando per Perugia, Parma, Südtirol, Salernitana e ritorno a Torino, il destino non gli ha risparmiato nulla. Infortuni gravi, operazioni al ginocchio, mesi di inattività. Ma anche gol decisivi in Serie B, un assist in A, una Coppa Italia alzata da titolare. Fino all’approdo a Venezia, dove ha trovato minuti, fiducia e anche quattro reti stagionali.
Una traiettoria non lineare, fatta di cicatrici e ritorni, di promesse che chiedono ancora di essere mantenute. E oggi, suo malgrado, di un rigore che potrebbe segnare più di una classifica.




