Nella notte tra il 6 e il 7 maggio, una serie di esplosioni ha infranto il silenzio sulle frontiere più infuocate dell’Asia meridionale. I missili lanciati da Nuova Delhi hanno centrato nove bersagli sul territorio pakistano, in quello che il governo indiano ha definito un intervento mirato contro “strutture terroristiche”. Il raid, parte dell’operazione “Sindoor”, è stato giustificato come rappresaglia per l’attentato del 22 aprile a Pahalgam, in Kashmir, dove 26 civili — in gran parte turisti — sono rimasti uccisi.
Secondo fonti ufficiali indiane, gli attacchi sono stati condotti con l’obiettivo di neutralizzare centri nevralgici del terrorismo transfrontaliero, evitando obiettivi militari pakistani. Ma la reazione di Islamabad non si è fatta attendere.
Islamabad risponde: abbattuti due caccia indiani e chiusura dello spazio aereo
Nel giro di poche ore, il portavoce dell’esercito pakistano, generale Ahmed Sharif Chaudhry, ha annunciato l’abbattimento di due jet militari indiani nei cieli sopra Bahawalpur. Il comando militare di Islamabad ha inoltre denunciato la morte di tre civili — tra cui un bambino — e il ferimento di dodici persone, a seguito degli attacchi missilistici indiani.
Mentre i colpi di artiglieria hanno ricominciato a rimbombare lungo la Linea di Controllo, il Pakistan ha ordinato la chiusura dello spazio aereo nazionale per 48 ore. Un segnale chiaro di allerta massima.
Colpi d’artiglieria nel Kashmir e violazioni del cessate il fuoco
La risposta pakistana non si è limitata alle dichiarazioni. I comandi militari hanno confermato operazioni di rappresaglia condotte via terra e aria. Cinque località pakistane sarebbero state prese di mira dai raid indiani, mentre l’artiglieria di Islamabad ha colpito aree controllate dall’India nella regione contesa del Kashmir, in particolare tra Bhimber Gali e Poonch-Rajauri.
Dal canto suo, l’esercito indiano ha accusato il Pakistan di aver violato il cessate il fuoco in vigore, riaccendendo una tensione che da anni minaccia la stabilità dell’intera area.
Il conflitto verbale ha lasciato spazio a quello reale, e l’equilibrio tra India e Pakistan — due nazioni armate di arsenali nucleari — appare oggi più fragile che mai. Le ultime ore hanno mostrato quanto rapidamente una crisi locale possa trasformarsi in una minaccia globale.
I principali attori della scena internazionale, tra cui le Nazioni Unite e gli Stati Uniti, hanno già lanciato appelli alla calma, chiedendo a entrambe le parti di evitare l’ulteriore degenerazione del confronto. Ma il linguaggio usato dai vertici militari e politici dei due Paesi suggerisce una fase di gelo che potrebbe durare a lungo.




