Il 13 giugno 2025, l’esercito israeliano ha lanciato un’offensiva mirata su obiettivi nucleari e militari iraniani. L’operazione, definita “preventiva” dal ministro israeliano Katz, ha scatenato esplosioni su almeno otto centri strategici, tra cui l’impianto di Natanz e città come Tabriz, Esfahan, Arak, Kermanshah e Teheran. Secondo fonti militari, l’attacco ha coinvolto oltre 200 caccia e colpito un centinaio di bersagli, compresi scienziati e vertici militari iraniani, con la motivazione ufficiale di ostacolare un presunto programma nucleare a fini bellici.
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha affermato di essere stato informato in anticipo sull’operazione, pur ribadendo l’assenza di un coinvolgimento americano. Il segretario di stato Marco Rubio ha insistito sul fatto che l’iniziativa israeliana è stata autonoma e che Washington non intende esporsi direttamente nel conflitto. In Europa, l’Italia e la Germania hanno raccomandato ai propri cittadini in Israele di limitare gli spostamenti e restare vicino ai rifugi, mentre Roma ha convocato riunioni d’urgenza per monitorare la situazione. Australia e Nuova Zelanda hanno condannato l’attacco, evidenziando il pericolo di un’escalation regionale.
Vittime e danni sul terreno
Le autorità iraniane hanno confermato la morte di alti funzionari militari, tra cui Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore, e Hossein Salami, comandante delle Guardie della Rivoluzione. I media dello Stato danno notizia anche della morte di almeno sei scienziati coinvolti nel programma nucleare (tra cui Fereydoun Abbasi e Mohammad‑Mehdi Tehranchi). Le esplosioni hanno colpito non solo impianti strategici, ma anche aree residenziali a Teheran, provocando vittime civili, tra cui donne e bambini. Non sono stati segnalati incrementi nei livelli di radiazione a Natanz, secondo l’AIEA.
Teheran ha annunciato che risponderà con “ogni mezzo necessario”. L’Iran avrebbe lanciato oltre 100 droni verso Israele e si prepara a una possibile rappresaglia missilistica. La leadership iraniana, con Khamenei in prima linea, ha promesso una “punizione severa” per l’aggressione israeliana, accusando il governo Netanyahu di aspirare alla destabilizzazione regionale.




