Il nome di Greta Thunberg non appare più tra i coordinatori della Sumud Flotilla, la missione diretta verso Gaza. La giovane attivista svedese ha scelto di rinunciare al ruolo di dirigente, pur continuando a viaggiare insieme al gruppo come volontaria. Una scelta che riflette tensioni emerse dentro l’iniziativa, soprattutto sul modo in cui raccontare all’esterno il senso del viaggio.
Da leader a volontaria: il passo indietro di Greta
La svolta è diventata evidente quando il sito ufficiale del progetto ha cancellato il suo nominativo dal comitato direttivo. L’attivista, simbolo globale della protesta climatica, non guiderà più le decisioni strategiche ma resterà tra i passeggeri per dare visibilità alla causa palestinese. Un cambiamento che segna la distanza tra il ruolo pubblico che le era stato attribuito e il suo attuale contributo più discreto.
La spaccatura interna ruota attorno alla comunicazione. Alcuni membri hanno criticato la narrazione che avrebbe enfatizzato le figure più note, lasciando in secondo piano l’emergenza umanitaria a Gaza. Da queste divergenze nasce la scelta di Greta di ritrarsi dal vertice. A conferma di una difficoltà condivisa, anche il giornalista Yusuf Omar ha lasciato il gruppo, denunciando lo scarto tra obiettivi ufficiali e messaggi diffusi all’opinione pubblica.
Il cambio di nave come segnale simbolico
Il distacco si è tradotto anche in un trasferimento fisico: Greta ha lasciato la “Familia Madeira”, cuore organizzativo della spedizione, per imbarcarsi sulla “Alma”, una barca più periferica rispetto al comando operativo. Una decisione che esprime con chiarezza la volontà di non occupare più posizioni di regia, pur restando solidale al progetto.
Le voci della Flotilla e le accuse ai media
Dall’interno del movimento non mancano tentativi di ridimensionare l’episodio. Tony La Piccirella ha accusato i giornali di aver estrapolato frasi strumentali, ribadendo che Greta continua a sostenere la missione. Sulla stessa linea Yassine Lafram, presidente dell’Ucoii, che richiama l’attenzione sull’obiettivo primario: portare aiuti a Gaza e denunciare i massacri in corso, senza farsi distrarre dalle polemiche.
Greta Thunberg ha chiarito di non avere intenzione di abbandonare la campagna. Resterà parte della spedizione, non più come dirigente ma come organizzatrice e attivista. Le sue parole confermano la determinazione: crede nella missione e nella mobilitazione internazionale per una Palestina libera, convinta che il suo posto sia ancora a bordo, accanto agli altri volontari.




