A Trigoria cambiano le priorità, si spostano gli equilibri, si modificano le aspettative. Mentre il nome di Fabregas si affievolisce, quello di Gian Piero Gasperini torna a risuonare con insistenza nei corridoi del Fulvio Bernardini. Il tecnico dell’Atalanta è ormai vicino a congedarsi da Bergamo: manca l’atto formale, ma le intenzioni sono già state messe sul tavolo.
La Roma osserva, si prepara, accarezza un’ipotesi che non è più solo suggestione. L’incontro tra Gasperini e i Friedkin non è un mistero, così come non lo è la reciproca stima nata ben prima dell’epilogo europeo del 2024, quando la Dea travolse il Bayer Leverkusen e si prese la scena. Da allora i contatti non si sono mai davvero interrotti: conversazioni informali, progetti esplorativi, nessuna stretta di mano ma molte intese tacite. Il dialogo è stato riaperto a stagione conclusa, come previsto, e adesso si parla davvero.
L’addio all’Atalanta è questione di ore: Roma pronta ad accogliere Gasperini
L’epilogo del rapporto tra Gasperini e l’Atalanta pare scritto. Dopo anni di sintonia, la visione futura ha smesso di coincidere: il tecnico non vuole restare a metà tra ridimensionamento e rilancio. Preferisce chiudere un ciclo piuttosto che restare in una zona grigia. Il contratto scade nel 2026, ma l’addio potrebbe arrivare già questa settimana, in modo consensuale.
Nel frattempo la Roma si è vista sfuggire Cesc Fabregas, trattenuto dal Como e – forse – tentato da altri scenari in evoluzione. Con panchine illustri come quelle di Milan e Inter che potrebbero liberarsi, l’ex centrocampista spagnolo preferisce attendere, ponderare, guardarsi attorno. Trigoria, intanto, ha deciso di virare con decisione su un profilo solido, navigato, abituato alla pressione: Gasperini, appunto.
Ranieri apre alla possibilità: “Tutto può cambiare”
Solo due mesi fa, l’idea di Gasperini alla Roma sembrava improbabile, quasi una provocazione. Claudio Ranieri aveva liquidato la voce con fermezza, in piena corsa europea, evitando qualsiasi turbamento nello spogliatoio. Oggi, archiviato il campionato e con Fabregas defilato, il tono è cambiato: “Perché no?”, ha fatto intendere in Campidoglio, lasciando aperta la porta che prima sembrava sigillata.
A questo punto le parti si piacciono, si cercano, si studiano. Non importa più chi abbia fatto il primo passo, se la scelta sia stata ponderata o istintiva. Conta solo che i tempi si siano allineati. L’Atalanta saluterà il suo allenatore simbolo, la Roma si prepara a cambiare pelle. Ma la partita non è chiusa: finché l’accordo non sarà nero su bianco, resta lo spazio per una svolta inattesa. Il calcio, d’altronde, è territorio fertile per le sorprese.




