Un colpo secco alla geopolitica del farmaco. Donald Trump torna a scuotere le fondamenta dell’industria sanitaria globale con un provvedimento che promette di abbattere drasticamente i prezzi dei medicinali negli Stati Uniti. Le multinazionali del farmaco, però, rischiano di dover compensare queste perdite con rincari destinati al vecchio continente. L’Italia compresa.
Il piano: tagli fino all’80%, ma chi paga la differenza?
Dalla piattaforma Truth, Trump ha annunciato con tono trionfale un ordine esecutivo che definisce “storico”. Il suo obiettivo è netto: ridurre in media del 59% il costo dei farmaci per i cittadini americani. Alcuni prodotti potrebbero persino vedere cali dell’80%. Una rivoluzione che potrebbe riequilibrare i flussi economici del comparto sanitario mondiale, ma che rischia di spostare il peso verso l’Europa, da sempre accusata di beneficiare di prezzi calmierati.
Nel mirino c’è il principio della “nazione più favorita”, un meccanismo tipico dei trattati internazionali che, se reinterpretato, consentirebbe a Washington di imporre un vincolo: nessun Paese dovrebbe pagare meno degli Stati Uniti per lo stesso farmaco. Il messaggio di Trump è chiaro: è finita l’epoca in cui gli americani erano i soli a pagare il prezzo pieno per curarsi.
Big Pharma sotto pressione: crollano i margini, tornano i fantasmi fiscali
Non solo cittadini e sanità pubblica: la scossa attraversa anche i meccanismi opachi della fiscalità farmaceutica. Le grandi aziende, che da anni sfruttano la tassazione agevolata di Paesi come l’Irlanda per proteggere i propri margini, potrebbero ora vedere evaporare i guadagni costruiti sul mercato statunitense, il più ricco e remunerativo al mondo. L’eco di manovre miliardarie, come la fusione sfumata tra Pfizer e Allergan, torna a farsi sentire. Una memoria che si riaccende davanti all’eventualità di una stretta fiscale coordinata.
Il settore, in allarme, risponde con toni preoccupati: se i ricavi si assottigliano, a risentirne sarà l’innovazione. Ricerca e sviluppo, già costosi e a rischio, potrebbero subire rallentamenti che allungherebbero i tempi di accesso a nuove cure. Trump, però, non mostra cedimenti. Con il sostegno del Congresso, rilancia: il piano, secondo le sue stime, libererà 85 miliardi di dollari in sette anni, destinati a pesare meno sulle tasche dei contribuenti americani.




