Nella villetta di via Pascoli a Garlasco, teatro dell’omicidio di Chiara Poggi, non ci sarebbe stato un secondo assassino. È questa la sintesi, tanto attesa quanto dirompente, della consulenza tecnica depositata presso la Procura di Pavia dal tenente colonnello Andrea Berti, comandante del Ris di Cagliari. Una relazione corposa, oltre trecento pagine, basata sull’analisi approfondita delle tracce ematiche rilevate attraverso tecniche di “Bloodstain Pattern Analysis” (BPA), ha ricostruito con precisione millimetrica la dinamica del delitto, rimescolando le carte di un caso che da quasi vent’anni non smette di inquietare l’opinione pubblica.
Ricostruzione in 3D e nuove tecnologie: la scena del crimine rivive digitalmente
Il 9 giugno scorso, i tecnici del Ris hanno trascorso l’intera giornata all’interno della casa della famiglia Poggi, trasformandola in un laboratorio investigativo a cielo chiuso. Con scanner di ultima generazione e sofisticati software tridimensionali, è stata effettuata una ricostruzione virtuale della scena del crimine, arricchita dalle fotografie dell’epoca e da elementi trascurati nelle indagini del 2007. Tra questi, la sagoma di una mano insanguinata impressa sul pavimento, le tracce lasciate sul cellulare e vicino al divano, dettagli che oggi tornano sotto una luce differente.
La relazione è rimasta sotto stretto riserbo, nemmeno i legali delle parti coinvolte – né quelli di Andrea Sempio né quelli della difesa di Alberto Stasi – hanno avuto accesso al documento. Ma le indiscrezioni, inevitabilmente, filtrano: secondo la nuova narrazione fornita dal Ris di Cagliari, la dinamica del delitto si discosta radicalmente da quella ricostruita nel 2007 dai colleghi di Parma. All’epoca, i risultati si condensavano in appena 19 pagine. Oggi, la complessità del crimine viene affrontata con strumenti più sofisticati e uno sguardo meno condizionato.
Un solo killer? Le nuove ipotesi escludono un’azione di gruppo
Le conclusioni, seppur non esplicitate in via ufficiale da Berti, sembrano tracciare un quadro netto: l’omicidio sarebbe opera di una singola persona. Nessuna dinamica collettiva, nessuna presenza multipla nella casa durante l’aggressione. Un’indicazione che trova eco anche nella trasmissione “Mattino Cinque”, dove Federica Panicucci ha riportato le prime indiscrezioni emerse: “Dalle nuove analisi sembrerebbe emergere con forza l’azione di un solo aggressore all’interno dell’abitazione”. Anche la giornalista Francesca Carollo, intervenuta in studio, ha confermato: “Ogni elemento nuovo può rivoluzionare la narrazione, ma l’identità dell’assassino, almeno nei numeri, appare univoca”.
In attesa della seconda perizia: tocca a Cristina Cattaneo
Ma il puzzle non è ancora completo. A fare luce sull’arma utilizzata e sul numero esatto delle lesioni sarà la professoressa Cristina Cattaneo, medico legale incaricata dalla Procura di rianalizzare i reperti e integrare il lavoro dei Ris. La sua consulenza, attesa nelle prossime settimane, potrebbe confermare – oppure confutare – la ricostruzione attuale. Solo l’incrocio tra queste due analisi tecniche permetterà di delineare una versione coerente e definitiva della dinamica.
Diciotto anni dopo l’assassinio di Chiara Poggi, una nuova indagine scientifica riporta la cronaca giudiziaria sotto i riflettori, promettendo forse un chiarimento, o almeno un passo decisivo, verso la verità.




