Il rialzo del rating sovrano assegnato da Fitch all’Italia innesca un immediato scontro politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo considera un segnale di fiducia internazionale, mentre le opposizioni contestano la natura del “premio” ricevuto, accusando il governo di aver sacrificato coesione sociale e investimenti strategici.
La lettura di Palazzo Chigi: fiducia ai mercati e solidità dei conti
L’Italia sale da BBB a BBB+, un passo che secondo Meloni certifica la solidità del percorso avviato dal suo esecutivo. La premier parla di “conti sotto controllo, riforme strutturali e occupazione in crescita”, descrivendo l’upgrade come prova che i mercati iniziano a riconoscere stabilità e credibilità al Paese.
Dietro le dichiarazioni ufficiali, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti evidenzia come l’Italia sia “tornata su un binario di affidabilità”, mentre Matteo Salvini rivendica un ruolo decisivo della Lega nelle scelte di governo, presentandosi come protagonista di questa svolta.
I motivi dietro la decisione di Fitch
L’agenzia di rating ha motivato la promozione con un mix di fattori: quadro politico considerato stabile, rigore fiscale più marcato e rispetto degli impegni europei. Fitch segnala anche un calo degli squilibri esterni e una traiettoria di riforme ancora attiva.
Le stime parlano di un deficit al 3,1% nel 2025, grazie a entrate fiscali consistenti, e di una spesa per la difesa in linea con il target NATO del 2% del PIL. Tuttavia, restano due nodi pesanti: debito pubblico atteso al 137,6% del PIL entro il 2026 e una crescita economica che nel 2025 non dovrebbe superare lo 0,6%, molto sotto la media europea.
Le accuse dell’opposizione: sacrifici mascherati da risultati
Il Movimento 5 Stelle non concede sconti. Secondo i pentastellati, il giudizio positivo è frutto di una politica che taglia servizi, riduce i salari reali e privatizza asset strategici, senza generare sviluppo né redistribuzione. Per i parlamentari M5S, Meloni avrebbe cambiato radicalmente posizione: da feroce critica delle agenzie di rating, accusate di non aver previsto le crisi finanziarie globali, a sostenitrice entusiasta delle loro valutazioni.
“Il governo – denunciano – comprime redditi e welfare, mentre gli unici investimenti veri riguardano il settore militare. Così il plauso delle agenzie è assicurato, ma a pagare sono famiglie e lavoratori”.
Il calendario dei prossimi verdetti
Il giudizio di Fitch rappresenta solo il primo di una serie di test. Il 10 ottobre sarà Standard & Poor’s a esprimersi, seguita da Dbrs il 17 e da Scope il 31. L’appuntamento più delicato riguarda però Moody’s, che il 21 novembre dovrà decidere se lasciare l’Italia a un solo gradino sopra la soglia “junk”.
Le date si incrociano con la discussione sulla legge di bilancio, in calendario dal 20 ottobre. Una manovra che si preannuncia complessa e contestata, capace di trasformare un riconoscimento dei mercati in un terreno di forti tensioni politiche e sociali.




