L’Italia nell’occhio del ciclone: barriere, paura e ripartenze mancate
La rotta si fa tortuosa. I motori dell’economia italiana tossiscono, rallentano, mentre il panorama globale si riempie di ostacoli invisibili e minacce tangibili. Confcommercio abbassa l’asticella: le nuove stime del Pil per il 2025 e il 2026 si fermano a +0,8% e +0,9%, una limatura che parla chiaro. All’orizzonte, i dazi riscrivono gli equilibri. Un muro dopo l’altro, le barriere commerciali si fanno labirinti. I mercati ondeggiano, e il timore di perdere potere d’acquisto diventa ossessione collettiva.
Una crescita che scivola, una stabilità che tiene
Le tariffe? Ancora alte, ancora lì. Smontarle non è questione di buona volontà, ma di una diplomazia ostinata e lenta, fatta di compromessi e infinite strette di mano. Eppure l’Italia tiene botta, almeno sul fronte occupazionale: 24,3 milioni di posti di lavoro attivi e una disoccupazione che non suona ancora l’allarme.
- Il Pil nel 2025-2026 rallenta (+0,8% e +0,9%)
- L’occupazione resta solida, inflazione sotto controllo
- Consumi fermi, risparmio al 9%
- Il turismo resta la locomotiva della domanda interna
La fiducia dei consumatori, però, resta fragile. Gli italiani non sono senza risorse, ma spendere è diventato un gesto ponderato, quasi sospetto. Il 2022, con la sua inflazione a morsi, ha lasciato cicatrici profonde. I consumi restano al palo: si tagliano cibo e abbigliamento, si cerca rifugio in esperienze, tempo e digitale. Il terziario si espande, ma la spesa procapite non decolla: ferma a 21.000 euro nel 2024, ben distante dai 21.600 del 2007. E il 2026? Non promette miracoli.
Turismo, unico motore ancora acceso
Servono decisioni nette. Serve un taglio secco alle tasse che gravano sul ceto produttivo. Intanto, c’è un comparto che non conosce flessioni. Il turismo continua a correre: le presenze straniere in Italia, triplicate dagli anni ’90, alimentano una domanda interna che altrimenti resterebbe anemica. È il settore che resiste, che trasforma presenze in valore, che accende una speranza concreta in un’economia ancora appesa a un segnale.




