In Italia, il lavoro femminile continua a scontare un prezzo invisibile ma persistente: a parità di mansione, le donne percepiscono in media il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini. Un dato che l’INPS ha ribadito con l’ultimo Rendiconto di genere, fotografando un sistema dove le diseguaglianze si annidano sin dal primo contratto.
Un divario costruito passo dopo passo
Non si tratta soltanto di numeri. È l’effetto domino di carriere interrotte, contratti instabili, avanzamenti rallentati e cura familiare sbilanciata. La progressione professionale per molte donne si trasforma in una corsa ad ostacoli, culminando in pensioni più magre e minori tutele. Un sistema che, anziché livellare le differenze, le cristallizza.
La direttiva UE: una scossa sistemica
Bruxelles ha deciso di agire. Con l’approvazione della direttiva 2023/970 sulla trasparenza salariale, l’Unione Europea impone a ogni Stato membro un adeguamento entro giugno 2026. L’obiettivo? Stroncare la discrezionalità con cui le retribuzioni vengono assegnate. Secondo l’avvocata Ornella Patané, specialista in diritto del lavoro, le nuove regole obbligheranno le imprese – di qualsiasi dimensione – a rendere conto di ogni componente salariale, dal fisso al bonus.
Fine del mistero sugli stipendi
Dimenticate le selezioni in cui si chiedeva al candidato l’ultima busta paga. Con le nuove norme, sarà l’azienda a dover esplicitare fin da subito la retribuzione proposta, senza appoggiarsi a criteri soggettivi o a storie pregresse. Una rivoluzione culturale che impone trasparenza anche in itinere: chi lavora potrà domandare il proprio inquadramento retributivo in relazione ai pari livello. Se le distanze superano il 5%, scatteranno verifiche congiunte con i sindacati.
Obblighi crescenti e sanzioni in arrivo
Dal 2027 le aziende sopra i 250 dipendenti saranno chiamate a pubblicare annualmente i dati sul divario retributivo. Dal 2031, toccherà anche a quelle con più di 100 collaboratori. E chi registrerà squilibri ingiustificati superiori al 5% dovrà dimostrare di voler correggere la rotta. Per non trovarsi impreparate, molte imprese dovranno iniziare già ora un’analisi dettagliata del proprio sistema salariale.
L’Italia ancora indecisa, la Francia già pronta
Parigi ha già annunciato che recepirà la direttiva entro l’anno, mentre altri Stati, come la Svezia, sono in fase di definizione tecnica. L’Italia, invece, non ha ancora ufficializzato un cronoprogramma. Le uniche leve discrezionali concesse ai singoli Paesi riguardano le sanzioni: dovranno essere efficaci, ma anche scoraggianti.




