Il 7 ottobre 2023 ha segnato un punto di rottura nella memoria collettiva, ma le radici del conflitto tra israeliani e palestinesi affondano molto più indietro nel tempo, ben prima di Hamas, della nascita di Israele e persino della tragedia dell’Olocausto. Comprendere l’oggi significa rileggere un secolo di eventi intrecciati tra politica, fede e identità.
La Palestina prima dello Stato di Israele
All’inizio del Novecento, la Palestina apparteneva all’Impero Ottomano. La popolazione era composta in larga parte da arabi musulmani e cristiani, affiancati da una minoranza ebraica. Dalla fine dell’Ottocento, ondate di migranti ebrei provenienti dall’Europa iniziarono a insediarsi nella regione, spinti dall’idea sionista di costruire una patria nazionale come risposta alle persecuzioni antisemite.
Con la fine della Prima guerra mondiale, l’impero ottomano si disgregò e la Gran Bretagna ottenne il mandato sulla Palestina. Nel 1917, la Dichiarazione Balfour annunciò l’appoggio britannico alla creazione di un “focolare nazionale ebraico”, un impegno che per i palestinesi arabi rappresentò l’inizio di una perdita territoriale e identitaria.
1947–1948: spartizione ONU e la Nakba
Nel 1947, le Nazioni Unite proposero di dividere la Palestina in due Stati, uno ebraico e uno arabo. La leadership sionista accettò, quella araba rifiutò. Seguirono scontri violenti che culminarono, il 14 maggio 1948, con la dichiarazione di indipendenza di Israele. Sette Stati arabi intervennero militarmente, ma Israele resistette e vinse la guerra.
Il prezzo fu altissimo: oltre 700.000 palestinesi persero case e villaggi, diventando rifugiati. Quel trauma è ricordato come Nakba, la “catastrofe”, un evento che ancora oggi segna la memoria collettiva palestinese.
1967: la Guerra dei Sei Giorni e l’occupazione
In appena sei giorni, Israele sconfisse Egitto, Siria e Giordania, conquistando Gaza, la Cisgiordania con Gerusalemme Est e le alture del Golan. Per i palestinesi, quell’anno segnò l’inizio di una lunga occupazione militare. Le colonie israeliane nei territori occupati furono considerate illegali dal diritto internazionale, ma continuarono a crescere, diventando un punto di frizione irrisolto.
1987–1993: dalla Prima Intifada agli Accordi di Oslo
La prima Intifada nacque come una rivolta popolare fatta di scioperi, proteste e scontri di piazza, repressa con durezza. Nel 1993 arrivò un momento di svolta: con gli Accordi di Oslo, Israele e l’OLP si riconobbero reciprocamente, aprendo la strada all’Autorità Nazionale Palestinese con potere limitato su Gaza e Cisgiordania. Le speranze di pace però si arenarono presto, lasciando dietro di sé disillusione.
2000–2005: la Seconda Intifada e l’ascesa di Hamas
La seconda rivolta palestinese fu segnata da attentati suicidi e da una risposta militare devastante. Israele eresse un muro di separazione in Cisgiordania, mentre Hamas, movimento islamista armato, conquistava consenso. Nel 2005 Israele si ritirò da Gaza, ma nel 2007 Hamas ne prese il controllo con la forza, relegando Fatah alla Cisgiordania.
Dal blocco di Gaza ai conflitti ricorrenti
Dopo il 2007, Israele impose un blocco totale su Gaza, sostenuto in parte dall’Egitto. In una striscia di terra di appena 365 km², oltre due milioni di persone rimasero intrappolate in condizioni estremamente precarie.
Negli anni successivi si susseguirono guerre cicliche – 2008–2009, 2012, 2014, 2021 – con un copione simile: razzi lanciati da Hamas, bombardamenti israeliani che colpivano soprattutto civili palestinesi.
7 ottobre 2023: l’attacco senza precedenti
All’alba del 7 ottobre, circa 3.000 miliziani di Hamas penetrarono in territorio israeliano, attaccando civili, incendiando abitazioni e prendendo ostaggi. In poche ore furono uccise oltre 1.200 persone, il peggior massacro nella storia di Israele.
La risposta israeliana fu immediata: bombardamenti massicci, ingresso di truppe e assedio totale della Striscia, con l’obiettivo dichiarato di annientare Hamas e liberare gli ostaggi.
2025: Gaza in macerie e il peso umanitario
Due anni dopo, il bilancio è drammatico. Gaza City è isolata, le vittime palestinesi hanno superato le 65.000 secondo le Nazioni Unite, ospedali e interi quartieri risultano distrutti, e diverse aree vivono in condizioni di carestia. Decine di ostaggi israeliani restano prigionieri.
Israele sostiene di colpire esclusivamente obiettivi militari, ma le immagini mostrano civili e infrastrutture ridotte in macerie. Il cibo è diventato arma di guerra, mentre le corti internazionali indagano sulle accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
La responsabilità e la ricerca di una verità condivisa
Il 7 ottobre è stato un momento di svolta, ma non l’origine del conflitto. Le sue radici si trovano in occupazioni mai concluse, promesse politiche infrante e violenze ripetute da entrambe le parti.
La Corte Internazionale di Giustizia ha imposto a Israele di garantire la protezione dei civili e l’accesso agli aiuti, senza ancora pronunciarsi sul possibile genocidio. La Corte Penale Internazionale ha richiesto mandati d’arresto per esponenti sia di Hamas che del governo israeliano.
Alla domanda “chi ha ragione?” non esiste una risposta netta. Hamas ha commesso crimini di guerra con attacchi a civili e sequestri. Israele ha il diritto di difendersi, ma il modo in cui conduce l’operazione solleva dubbi legali e morali. A pagare il prezzo più alto sono le popolazioni di Gaza e Israele, imprigionate in un ciclo di sofferenza che nessuna vittoria militare sembra in grado di spezzare.
Questo articolo in pillole:
- Le origini del conflitto risalgono ben prima del 1948, con tensioni tra popolazione araba ed ebrei immigrati.
- La nascita di Israele portò alla Nakba e alla questione dei rifugiati palestinesi.
- Occupazione, colonie e guerre hanno alimentato il conflitto per decenni.
- Hamas ha preso il controllo di Gaza nel 2007, scatenando scontri periodici con Israele.
- Il 7 ottobre 2023 segna l’attacco più violento di Hamas e la risposta più dura di Israele.
- Oggi Gaza vive un assedio devastante, con accuse di crimini di guerra da entrambe le parti.
- Le corti internazionali indagano, ma la pace resta lontana.




