Silenziosamente atteso da mesi, il nuovo contributo economico per anziani ultraottantenni in condizioni di grave fragilità si sblocca. La cosiddetta “Prestazione universale”, prevista dalla riforma sulla non autosufficienza varata nel 2024, diventa finalmente operativa. Il Ministero del Lavoro ha firmato il decreto attuativo e l’INPS ha già predisposto l’iter per le prime erogazioni, che prenderanno il via a giugno, con effetto retroattivo da gennaio.
Un aiuto mensile per chi vive la terza età in solitudine e vulnerabilità
Pensata come un sostegno al già esiguo assegno di accompagnamento – oggi fermo a 531,76 euro – questa misura garantisce fino a 850 euro mensili in più, con l’obiettivo di coprire le spese di assistenza domiciliare, in particolare per chi si affida a colf, badanti o altre figure di supporto. Si rivolge a chi vive solo o versa in condizioni cliniche critiche, con una priorità destinata ai casi più complessi dal punto di vista sanitario.
L’importo totale a disposizione del beneficiario può così superare i 1.380 euro mensili, pur assorbendo eventuali altre forme di sostegno regionale o comunale già in essere. I due versamenti – quello dell’indennità e quello del nuovo bonus – continueranno ad arrivare separatamente.
Criteri d’accesso: quattro condizioni imprescindibili
Non sarà un aiuto a pioggia: il contributo è destinato esclusivamente a chi soddisfa quattro requisiti essenziali. Occorre avere compiuto almeno 80 anni, percepire o essere idonei a ricevere l’indennità di accompagnamento, disporre di un ISEE sociosanitario inferiore ai 6mila euro e rientrare nelle situazioni definite di “bisogno assistenziale gravissimo”.
Quest’ultima voce fa riferimento a condizioni specifiche stabilite dal decreto ministeriale del 2016: pazienti affetti da gravi forme di demenza, immobilizzati a letto, con danni spinali permanenti o costretti alla ventilazione meccanica continua. La certificazione medica dettagliata resta obbligatoria, così come la compilazione di un’autodichiarazione che fotografa il contesto familiare e il tipo di assistenza ricevuta, sia da strutture pubbliche che da caregiver privati.
Invio delle domande solo online: scadenza a fine 2026
Il canale per la richiesta è uno soltanto: la procedura telematica attraverso il sito INPS. Non esistono limiti al numero di beneficiari, ma i fondi stanziati sono circoscritti: 500 milioni di euro distribuiti tra il 2025 e il 2026. In caso di domande eccedenti i 25mila aventi diritto l’anno, l’importo potrebbe essere ridimensionato. Al momento, però, i numeri restano bassi e non si profila alcun rischio di tagli.
Il termine per presentare la domanda è fissato al 31 dicembre 2026. Tuttavia, il riconoscimento del contributo non sarà automatico: ogni richiesta passerà al vaglio di un iter sanitario rigoroso, pensato per evitare abusi e garantire che l’assegno venga realmente impiegato per l’assistenza.
Verifiche e sanzioni: come l’INPS monitora il corretto utilizzo
Il sistema di controllo predisposto dall’INPS mira a tutelare la natura sperimentale del progetto, che potrebbe trasformarsi in una misura strutturale se i risultati saranno efficaci. Chi ottiene il contributo sarà soggetto a verifiche sul suo utilizzo. Se emergono anomalie – come autodichiarazioni mendaci o assenza di effettive spese per l’assistenza – il richiedente dovrà restituire gli importi ricevuti. Verifiche che, secondo molti tecnici, si preannunciano tutt’altro che semplici.
L’istituto invita quindi chi intende fare domanda a consultare attentamente i requisiti e a verificare l’effettiva rispondenza ai criteri previsti. L’obiettivo è evitare errori, richieste improprie e, soprattutto, che si disperdano risorse pensate per chi davvero non può più contare su nessun altro.




